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Il rimedio omeopatico viene definito ultramolecolare, perché, attraverso la sua particolare procedura di preparazione, attraverso diluizioni e dinamizzazioni* successive delle sostanze drogali, perde la sua componente quantitativa ed acquista una componente energetica indispensabile alla sua azione terapeutica sull'individuo intero.


ultramolecolare

Di recente è stato dimostrato che nei rimedi omeopatici la frazione acquosa che li compone viene riorganizzata dallo stato di caos relativo in cui si trova, attraverso l'effetto della dinamizzazione (vedi anche "ricerca ed insegnamento")

Il fondatore della Medicina Omeopatica, Samuel Hahnemann, dall'osservazione di casi di persone sopravvissute agli avvelenamenti, e dalla sua stessa pratica terapeutica, si rese conto che la somministrazione dei farmaci a dosi ponderali fisiologiche faceva scomparire i sintomi della malattia che poi però riapparivano nel tempo più gravi.

Da qui la necessità di conoscere il potere delle droghe, non attraverso l'azione sul malato, ma attraverso l'esperimento sull'uomo sano, proprio per non confondere l'effetto della sostanza con i sintomi della malattia.

Ma ancora, la necessità di sperimentare droghe sempre più diluite ...

Sperimentazioni che hanno dimostrato in successione i piani fenomenologici dell'interazione dell'essere vivente con la natura evidenziando anche il cambio strutturale o organico, ma sempre in una dimensione dinamica. Tale dimensione è rappresentata dalla complessità dei sintomi reattivi sensoriali, psichici, fisici e animici espressi dallo sperimentatore.

La sperimentazione di sostanze sempre più diluite mette in evidenza piani di interazione uomo sano-droga differenti:

1 - sperimentazione terapeutica a dose ponderale o terapeutica. Visibili gli effetti farmacologici classici, e gli effetti "rebound".

2 - sperimentazione a dosi fisiologiche diluite e dinamizzate: formazione di patogenesi positive limitate ai meccanismi fisiologici e fisiopatologici, con quadri sintomatici che evidenziano il tropismo di funzione e di organo.

Tanto nel primo tipo di sperimentazione che nel secondo, sono interessati i meccanismi fisiologici e biochimici, specularmente identificabili con il meccanismo d'azione farmacologico. La fase fisiologica corrisponde al potere farmacodinamico in sinergismo con la forza vitale. Pertanto non si evidenzia la individualità sintomatologica dinamica se non attraverso la similitudine clinica. Questa fase doveva corrispondere alle prime esperienze di Hahnemann e a quei risultati clinici parziali. Egli stesso ci dice che fino a quel punto della sua esperienza curava ma non guariva.

3 - sperimentazione dinamica di sostanze diluite e dinamizzate a dosi subfisiologiche o ultramolecolari. In queste è visibile l'effetto secondario, e non esiste nulla nella farmacologia moderna che possa essere paragonato a questa fase dell'esperienza omeopatica. La droga non agisce più sul piano dell'avvelenamento, sul piano del tropismo d'organo, ma sul piano della totalità dell'individuo, attraverso i suoi sintomi mentali-fisici, specifici, con una straordinaria convergenza di essenzialità di esperienza vibratoria, unitaria, che provoca riflessi sensoriali e psichici espressi in serie di sintomi non solo obiettivi, ma soprattutto soggettivi caratteristici.

L'insieme delle osservazioni sul malato, la sua individualità morbosa e l'insieme delle reazioni del sano all'azione della droga, sia essa molecolare o ultramolecolare, sono osservazioni che non si discostano da una pratica empirica di catalogazione fenomenologica e si riunificano attraverso una legge universale, la legge dei simili.

È la legge dei simili che ci da la chiave di lettura della cura dell'organismo. Se la serie di sintomi espressi dal malato durante lo stato di malattia, sintomi straordinari eccezionali, specifici, corrispondono per similitudine a serie di sintomi osservati nella sperimentazione sul sano della droga, allora la somministrazione di tale droga - diventata rimedio (individualità medicamentosa), diluita e dinamizzata attiverà le forze interne dell'organismo per reagire con maggior forza al danno provocato dalla causa dello squilibrio organico. Sarà la forza della malattia artificiale provocata dalla droga che indurrà la reversibilità del processo morboso, annullando la patologia.

* la dinamizzazione corrisponde ad una serie di movimenti di agitazione della soluzione seguita da impatto finale


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